lontano_lontano: (macchina di scrivere)
[personal profile] lontano_lontano
Titolo: Scala reale
Fandom: Axis Powers Hetalia
Personaggi: Ludwig, Kiku, Feliciano, Gilbert
Rating: verde
Conteggio parole: 3350 (fdp)
Genere: fantasy, romantico
Avvertenze: cardverse AU, shonen ai
Riassunto: il Regno di Fiori sembra non curarsi di nascondere la sua ostilità all'avversario Regno di Picche, e Re Ludwig, sovrano del Regno di Cuori, ha dei pessimi presentimenti per quel che potrebbe riservare il futuro. Come se non bastasse, deve far da balia al suo Fante di Cuori, Feliciano, che pare divertirsi a creargli grattacapi.
Beta: [livejournal.com profile] yuki_delleran
Note: questa storia fa da side story alla fanfiction "Royalty of Spades" di [livejournal.com profile] yuki_delleran, che mi ha concesso di sfruttare lo sfondo degli eventi della sua avventura per far muovere questi adorabili personaggi. Per capire al meglio la trama è quindi consigliabile (ma non indispensabile) leggere anche il suo lavoro~



>> Atto II <<



Il Regno di Cuori confinava, ad est, con quello di Quadri, ed il confine arrivava fino alla costa dell'oceano. Proprio da questo era arrivata, generazioni prima, la famiglia di Kiku, una tra tante altre.
Gelose delle loro tradizioni e della loro cultura, quelle piccole comunità si erano stabilite nei pressi del litorale e lì avevano prosperato, mantenendo vive le usanze che avevano portato con loro dalla terra d'origine.
Tutto ciò era successo molto tempo addietro, ma quelle usanze erano tutt'ora in vita. Quando Kiku aveva abbandonato il villaggio natale per andare a vivere nella capitale del regno e, in seguito, a palazzo, ciò non gli aveva comunque impedito di continuare ad osservare le antiche tradizioni a cui era sempre stato fedele. Era, del resto, un modo per far sentire la Regina vicina alla gente: sarebbe stata degna del ruolo, se il trasferimento a palazzo le avesse fatto dimenticare le proprie origini?
Quella primavera, come sempre, Kiku aveva intrapreso il suo viaggio a est, per far visita al paese in cui era nato e compiere un giro dei monasteri della sua religione. Era un pellegrinaggio per cui partiva sempre da solo, eccezion fatta, naturalmente, per la sua scorta personale.
Solitamente, rimaneva assente qualche settimana, a seconda delle condizioni delle strade, ma quella primavera Kiku aveva deciso di accorciare i tempi: i messaggi che riportavano l'inizio delle ostilità lo avevano raggiunto ed egli, naturalmente, sapeva che sarebbe dovuto tornare a corte il prima possibile.
Così, aveva deciso di visitare soltanto un tempio ancora. Questo era un edificio solitario, che compariva all'improvviso in mezzo alle colline, non lontano dalla costa. Con i suoi tetti verde giada e le palizzate di legno dipinto che lo circondavano, le sue forme artificiali si mescolavano dolcemente alla natura attorno. I monaci che lo abitavano vivevano dei pochi prodotti che coltivavano e delle offerte dei fedeli; nonostante fosse piccolo e distante dai centri abitati, era uno dei templi più antichi rimasti, e Kiku gli era particolarmente affezionato.
Come da tradizione, solo lui sarebbe stato ammesso all'interno: la scorta avrebbe atteso all'esterno, approfittando dei fiumiciattoli che si raccoglievano in quella piccola vallata per far abbeverare e riposare i cavalli. Il tempio era un luogo sacro, ed attentare alla sicurezza di sua Maestà in un simile contesto sarebbe stato un atto talmente empio che quasi non si poteva contemplarne la possibilità.
Ad ulteriore protezione della Regina, Kiku sarebbe stato circondato dai monaci all'interno tempio, e questo sembrava sufficiente per garantire la sua sicurezza – senza contare, poi, che Kiku non si separava mai dalla sua fidata katana. Aveva più di una volta dato prova di saper maneggiare l'arma con somma maestria.
C'era comunque un momento, durante la visita al tempio, in cui egli rimaneva completamente solo e in cui arrivava perfino a deporre la sua spada; questo accadeva quando, prima di porgere le dovute preghiere agli dei, Kiku prendeva un lungo bagno nelle vasche termali del tempio, con la funzione di purificarsi prima di parlare con il divino.
Questa era, peraltro, la parte che Kiku preferiva. La calda acqua termale, ricca di sali, era perfetta per rilassare e rinvigorire il fisico verso la fine di quello che era sempre un viaggio lungo e faticoso.
Così, quel pomeriggio, mentre si spogliava degli indumenti da viaggio, Kiku si sentiva piuttosto di buonumore, nonostante la latente preoccupazione per le vicende dei Regni confinanti. Di che avviso sarebbe stato re Ludwig, ora che le ostilità erano iniziate davvero? Sarebbe sempre stato determinato a non voler intervenire?
Con un impercettibile sospiro, piegò con cura gli ultimi indumenti nella piccola cabina che si trovava proprio all'entrata dell'area riservata alle sorgenti. Era costruita con un legno particolare, che proveniva dalle loro isole d'origine, al di là del mare. Kiku non le aveva mai visitate - chissà se avrebbe mai potuto farlo, ora che la sua vita si svolgeva quasi unicamente a corte.
In silenzio, si diresse verso una delle vasche, assaporando piano piano le volute di vapore che salivano dall'acqua e gli avvolgevano il corpo nudo, tiepide.
Sulla pelle candida del petto, ben visibile all'altezza dello sterno, stava un minuscola voglia scura a forma di cuore. Era la comparsa di quel simbolo, che di solito avveniva negli anni dell'adolescenza, a svelare ai Regni chi sarebbe stato il prossimo sovrano.
Kiku si immerse lentamente nell'acqua, lasciandosi sfuggire un sospiro di sollievo. Già, decisamente la sua parte preferita del viaggio, si ripeté mentre inspirava a fondo il profumo umido delle piante e dei fiori coltivati con attenzione nelle aiuole che circondavano le vasche.
Rimase a godersi l'abbraccio dell'acqua per un tempo sufficiente affinché ogni singolo nodo di tensione, nel suo corpo, si fu sciolto. Poi, lentamente, si sollevò - a questo punto, però, il cuore nero sul suo petto non era quasi più visibile; ne rimaneva solo un'ombra grigiastra, appena intuibile.
Kiku tornò alla cabina e si asciugò meticolosamente. Recuperò una sacca di stoffa che conteneva uno specchio di medie dimensioni e un piccolo involto che, aperto, rivelò una minuscola boccia di inchiostro nero ed un pennello.
Con paziente minuzia, Kiku intinse il pennello nell'inchiostro e disegnò un nuovo cuore sull'ombra di quello precedente. Aveva compiuto quel gesto così tante volte, ormai che lo specchio non gli serviva più veramente. Tuttavia, il giovane amava curare l'azione nei più piccoli dettagli.
Quando l'inchiostro si fu seccato, Kiku si rivestì e, infine, tornò all'interno del tempio. Come si aspettava, alcuni dei monaci lo stavano attendendo. Quello che lo colse di sorpresa, tuttavia, fu l'espressione preoccupata sui loro volti.
“Sono pronto.” disse semplicemente Kiku, chiedendosi se per caso, stavolta, avesse impiegato troppo tempo.
I monaci si guardarono, poi il più anziano tra loro si fece avanti.
“Maestà, non crediamo ci sia tempo per la vostra visita...” fece egli, titubante “Nella valle stanno accadendo cose che sembrano richiedere la vostra attenzione.”

Dall'entrata del tempio Kiku non poteva vedere l'improvvisato accampamento della sua scorta. Per poterlo scorgere, infatti, avrebbe dovuto allontanarsi fino ad una piccola altura che consentiva, finalmente, la vista sulla valle sottostante.
I monaci sembrarono preoccuparsi all'idea che si allontanasse da solo, ed un paio di loro seguirono Kiku fino all'altura. Tuttavia, prima che la Regina potesse raggiungerla, gli si pararono davanti dei soldati. Prima ancora di guardarli in faccia, Kiku sapeva già che non appartenevano alla sua scorta: il colore delle loro uniformi era dorato ed arancio, e ciò li qualificava immediatamente come parte dell'esercito di Quadri. Senza tante cerimonie, i tre sguainarono le loro spade, e Kiku per istinto portò la mano sull'elsa della sua katana.
“Seguiteci senza creare problemi, maestà.” fece uno di loro, con tono assai poco deferente.
“La mia posizione non mi consente di prendere ordini da nessuno di voi.” replicò Kiku tranquillamente. I monaci non erano stati chiari su quanto credevano fosse accaduto, ma ora Kiku si sentiva autorizzato a temere per il peggio.
Al suo rifiuto, i tre soldati si lanciarono su di lui, armi in pugno. Da parte sua, Kiku era piuttosto sicuro che nessuno di loro puntasse davvero a ucciderlo o nemmeno ferirlo, ma non per questo l'idea di lasciarsi disarmare gli andava più a genio.
Udì le esclamazioni di paura e sorpresa dei monaci dietro di lui quando, con quello che sembrava un unico, fluido movimento, estrasse la katana ed andò a colpire i suoi assalitori. La spada del primo volò in una direzione, l'arma del secondo in quella opposta, e, finalmente, il terzo fu sistemato con un colpo dell'elsa che lo centrò nello stomaco e lo mandò carponi in mezzo all'erba.
“La vostra abilità di guerriero non vi porterà molto lontano in questa situazione, Maestà.”
Questa volta, il tono risultava anche più brusco di quello utilizzato dal soldato.
Kiku alzò lo sguardo per incontrare quello gelido ed accigliato del fante di Quadri, Vash, che proprio in quel momento stava scendendo dal suo cavallo. Dietro di lui seguivano una decina di soldati.
Kiku li scrutò con la sua aria sempre apparentemente impassibile e tranquilla.
“Vi chiedo di deporre le armi. Non è mia intenzione ferirvi.” fece Vash, anche se dal tono sbrigativo nervoso sembrava che, al contrario, la cosa potesse rientrare tranquillamente tra le possibilità.
“Perché dovrei darvi ascolto, se posso chiedere?” fece Kiku cortesemente.
Tale cortesia sembrò infastidire ulteriormente il Fante. In effetti, si disse Kiku, tentare di arrestare una ben poco condiscendente Regina di Cuori non doveva essere il suo passatempo preferito.
“Potete vederlo con i vostri stessi occhi, il perché!” fece Vash, ed indicò la cima dell'altura. Kiku la raggiunse a passo tranquillo, pur coi sensi sempre all'erta nel caso gli altri tentassero di prenderlo alle spalle. Non lo fecero, tuttavia, e non appena Kiku poté scorgere la sua piccola truppa sul fondovalle, ne capì la ragione.
L'accampamento improvvisato sembrava raddoppiato, almeno nel numero degli occupanti. Proprio mentre Kiku guardava, le bandiere con le insegne del Regno di Cuori stavano venendo rimpiazzate da quelle arancioni dei Quadri.
All'ingresso della valle, Kiku poté scorgere numerosi soldati con i colori del Regno avversario, e non gli fu difficile capire che la situazione non aveva via d'uscita.
“Non ci sono stati grossi spargimenti di sangue.” spiegò Vash facendo qualche passo verso di lui. “Non che la vostra guardia potesse tentare niente, contro un intero reggimento dei miei.”
Kiku annuì mentalmente. Poteva praticamente figurarsi l'accaduto – un'avanscoperta dei soldati di Quadri, probabilmente sulle loro tracce, un breve scambio di colpi e la presa di coscienza, da parte dei suoi, che erano bloccati senza via di fuga nella valle e che il nemico era in schiacciante superiorità numerica. La sua guardia aveva, naturalmente, fatto la scelta giusta.

“Non sono qui per condurre un esercito verso i vostri confini, né ho ragione di voler offenderli in alcun modo.” disse Kiku lentamente “Questi soldati sono solo la mia scorta personale.”
“Questo mi sembra ovvio.” commentò il Fante “Ma questo non cambia il fatto che i vostri siano, al momento, prigionieri dei miei. Quindi, vi ripeto di riporre le armi e di seguirmi. Verrete trattato con ogni riguardo.” aggiunse, brusco.
Kiku rimase per qualche attimo ancora a contemplare l'accampamento sotto di loro.
Certo, poteva voltarsi e combattere i dieci soldati dietro di lui. Poteva anche riuscire a liberarsi di loro, e guadagnare il riparo del tempio. Ma cosa sarebbe accaduto in seguito? Niente di buono poteva venirne né per i suoi uomini, né per i monaci, né, tantomeno, per lui.
Se si fosse opposto, avrebbe rischiato di ingigantire l'incidente. Certo, diventare un ostaggio non rientrava nei suoi piani, ma, finché manteneva la calma, poteva se non altro sperare di far uscire indenni i suoi soldati.
Chissà, però, come avrebbe reagito Re Ludwig quando fosse stato raggiunto dalla notizia, si chiese mentre lasciava la presa sulla katana.


~*~


"Non è come sembra...? Ludwig, non essere ridicolo."
Era esattamente quello che sembrava, naturalmente, ma... no, non poteva essere. Vero, lui aveva sempre sostenuto che ci fosse del tenero tra il fratello ed il Fante, ma mai si sarebbe aspettato di trovarli appiccicati a quel modo nelle stanze reali.
Nel frattempo, nonostante l'intensità dell'attività che il Joker aveva appena interrotto, il Re di Cuori sembrava essersi ripreso dalla sorpresa.
"Gilbert, vedi di moderare i toni! Che ti è venuto in mente, entrare nelle mie stanze così nel cuore della notte... e che hai detto a proposito della Regina?" lo sgridò il Sovrano, tirandosi su e frettolosamente allacciandosi la camicia, mentre Feliciano rotolava di fianco a lui sul letto.
Gilbert non rispose subito. Aveva ancora il fiatone per la corsa e la cavalcata, e poi, vista la posizione in cui si trovava di testimone involontario di una tale scena e di messaggero con importanti informazioni... be', Ludwig era anche stato scortese a trattarlo tanto sgarbatamente. Le notizie avrebbe dovuto meritarsele.
"Uhm, quale Regina? Ah, quella che, suppongo, non sarebbe tanto felice di vederti a letto con qualcun altro, immagino. Anche se tutto sommato penso che al momento abbia altre preoccupazioni..."
Ludwig era sempre più rosso in viso. "Smettila di giocare, Gilbert, e rispondimi!"
L'altro gli sorrise. "Rispondimi tu, piuttosto: sbaglio o ho appena assistito ad un clamoroso caso di tradimento regale? Ora, dato che tutti sappiamo bene che cosa ho visto, potresti anche trattarmi con un po' più di cortesia, no?"
Ludwig fece un lungo sospiro prima di rispondere al fratello, cercando di mantenere toni moderati. "Ascoltami, la situazione è più complicata di quanto tu possa immaginare. Se tu potessi almeno dirmi che cosa..."
L'altro però stava già scuotendo la testa. "La notte è giovane, ed io ho tutto il tempo di ascoltare le vostre spiegazioni." rispose, apparentemente dimentico della fretta che lo aveva portato fino alla stanza reale.
Ludwig era sul punto di alzare il tono di voce un'altra volta, quando da dietro di lui sbucò Feliciano, poggiandogli una mano sulla spalla e guardando il sovrano con aria apprensiva per qualche secondo, prima di rivolgersi a Gilbert.
"Non stiamo tradendo nessuno." si affrettò a spiegare, in un tono di scusa che gli fece guadagnare un'occhiata di disapprovazione da parte del Re. Il giovane sorrise con aria imbarazzata quando il Joker gli rispose con un'espressione di chiaro e quasi divertito scetticismo.
"Kiku naturalmente è a conoscenza della nostra relazione..." disse Feliciano, sedendosi sul bordo del letto accanto a Ludwig. Lo sguardo severo di questo congelò sulle sue labbra qualsiasi cosa il Fante stesse per aggiungere.
Gilbert, dal canto suo, era sempre più divertito. “Cioè, fatemi capire, la Regina lascia correre perché sa che le cose non funzionano con Ludwig, e quindi preferisce che te ne occupi tu?”
“Ma no, cosa dici!?” Feliciano si affrettò a negare, scuotendo la testa con forza. “E' che la vera Regina sono io! Guarda!”
In fretta (e prima che Ludwig potesse fermarlo) si slacciò la camicia per mostrare una voglia a forma di cuore, situata sullo sterno.
Gilbert fece tanto d'occhi. Istintivamente, avanzò verso Feliciano per osservare da vicino il segno. Per sicurezza, ci strofinò un dito - che fosse finta? Ma no, sembrava decisamente vera. Uguale a quella che, Gilbert lo sapeva, era presente nello stesso posto sul petto del fratello.
"Basta così!" protestò Ludwig, allontanandogli la mano con un gesto stizzito, e Gilbert si ritrasse, sul volto un'espressione ancora incredula.
Per un po', nessuno disse nulla.
Ludwig sedeva rigido, ancora intento ad assimilare quel che era successo e che non era riuscito a impedire, mentre Gilbert stava in piedi accanto al letto, con la faccia di uno che pensava che l'ovvio era sempre stato sotto il suo naso e che pure non era riuscito a coglierlo.
Feliciano, nel frattempo, si stava agitando.
“...forse vuoi sederti?” propose alla fine, guardando l'albino con aria preoccupata.
Gilbert si riscosse, e guardò il – be', no, la Regina con l'aria di chi vedeva qualcuno per la prima volta.
“Sì, forse è una buona idea.” rispose, arretrando fino ad incagliarsi in una delle poltrone della stanza, dove si appollaiò.
Di nuovo, seguirono alcuni minuti di imbarazzato silenzio, e, di nuovo, Feliciano fu il primo a romperlo.
“E' una sorpresa, vero? Voglio dire, è ovvio che sia così, ci siamo impegnati affinché la cosa rimanesse segreta e quindi...”
“Feliciano, mi pare che per il momento non sia il caso di...” lo interruppe il Re, solo per essere a sua volta interrotto dal Joker.
“No, fatemi capire bene. Per tutto questo tempo, la Regina che noi conosciamo non è mai stata Regina. La vera Regina è sempre stata travestita da Fante e nessuno ha mai sospettato di nulla... se non che effettivamente c'era un qualcosa che non andava tra te, Lud, e la finta Regina. Anche se si pensava semplicemente che ci fosse poca intesa, sai, nella camera da letto... Oh, non guardarmi così, fratellino, questa è la spiegazione accettata dal popolo.” fece Gilbert, divertito all'espressione di Ludwig, evidentemente scandalizzato al fatto che si facessero speculazioni sull'intimità dei sovrani. Accanto a lui, Feliciano ridacchiava.
“Comunque mi pare di capire che non è questo il caso, per fortuna!” Ludwig non sembrò apprezzare l'ironia, e Gilbert tornò all'argomento principale “Ma quindi, che cosa ci fa sul trono?”
“Kiku è il vero Fante di Cuori.” rispose secco Ludwig “Per ragioni di sicurezza e protezione della Regina, è stato deciso che prendesse il suo posto.”
Gilbert annuì lentamente. “Una sorta di controfigura, quindi. Sapete, in un certo senso, la notizia mi rassicura; tutti si stavano infatti chiedendo come mai fosse stato scelto un Fante più bravo ad inciampare sulla sua alabarda piuttosto che ad usarla in combattimento... senza offesa, naturalmente.” fece mettendo le mani avanti, alla vista delle sopracciglia corrugate di Ludwig e dell'espressione delusa di Feliciano. “Insomma, l'idea di averlo scelto solo per mostrare deferenza al precedente sovrano non mi sembrava coerente con il tuo carattere, fratellino. Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse dietro.”
I due sovrani si scambiarono un'occhiata.
“E' stata in parte colpa di mio nonno, in realtà.” rispose Feliciano, vagamente imbarazzato. Ludwig lo prese per mano, apparentemente disapprovando il fatto che fosse messo in imbarazzo.
“La decisione non ha niente a che fare con il fatto che Feliciano sia nipote del precedente sovrano.” rettificò il Re “E' stata presa in considerazione dei pericoli che possono derivare dalla sua posizione.”
Gilbert si lasciò ricadere contro lo schienale della poltrona, incrociando le braccia sul petto.
“Be', la copertura ha funzionato, a quanto pare.” commentò alla fine.
“Che intendi dire?”
Gilbert sospirò, tirandosi su e chinandosi in avanti, gomiti puntati sulle ginocchia e mento poggiato sulle nocche.
“La ragione per cui sono tornato indietro di corsa, cambiando i miei piani e tutto il resto, è perché per strada ho incontrato uno dei soldati della scorta della Regina – o della presunta Regina, comunque. Aveva una gran fretta di tornare a palazzo, così ho sentito il dovere di fermarlo e chiedergli il perché. E indovinate un po'?”
Gli altri due avevano gli occhi puntati su di lui, Feliciano con ansiosa aspettativa, Ludwig con impazienza.
“Un drappello di soldati del Regno di Quadri si sono imbattuti in Kiku e nella sua scorta ed hanno approfittato della loro sosta ad un tempio per circondarli e catturare la Regina... o meglio, quella che credono essere la Regina.”
“Kiku è stato fatto prigioniero dai Quadri?!” Feliciano si aggrappò al braccio di Ludwig. “Ma perché? Non siamo in guerra con loro!”
Gilbert scrollò le spalle, tirando fuori una pergamena arrotolata ed allungandola a Ludwig. Il Re se la rigirò tra le mani: il sigillo di ceralacca portava impresso il simbolo del Regno di Quadri. Senza dire una parola, il Re lo ruppe e dispiegò il foglio di fronte a sé.
“...è una misura precauzionale, dicono.” commentò Ludwig con una smorfia, mentre Feliciano si sporgeva per leggere da sopra la sua spalla. Gilbert li raggiunse per sbirciare a sua volta.
“La Regina è tenuta in custodia per scoraggiare eventuali bollenti spiriti, nel caso vi passi per la testa di dichiarargli guerra a fianco del Regno di Fiori. Mettere il didietro al sicuro prima che arrivino i calci... tipico di Francis.” commentò quasi divertito. Il Re di Quadri era un'incessante fonte di intrattenimento.
“Povero Kiku! Sarà stato ferito?!” Feliciano non sembrava trovarci proprio nulla di comico, invece.
“Francis non si permetterebbe di fargli alcun male, lo sapete com'è cerimonioso ed attento alle formalità di corte. Sempre che non vi salti in mente di mettervi sul piede di guerra, naturalmente.”
Ludwig sbuffò. “E saremmo noi il problema? E' questo suo gesto a costituire una dichiarazione di guerra nei nostri confronti, piuttosto.”
Gilbert si strinse nelle spalle. “E' una sorta di caparra. Senza la Regina, ad un Re non conviene muoversi. Sia perché non vorrebbe rischiare che all'ostaggio capiti qualcosa, sia perché il potere di un sovrano sarebbe dimezzato, senza la sua Regina, e a nessun Re vorrebbe scendere in campo senza poter contare sulla pienezza delle proprie forze.”
“Ma Kiku non è la mia Regina.” rispose asciutto Ludwig.
“Ma Francis non lo sa.” obbiettò Feliciano.
“E se lo scoprisse, capirebbe anche che tenere prigioniero Kiku non fornirebbe più nessuna garanzia.” aggiunse Gilbert “Non giurerei sul fatto che Francis tratti un Fante con lo stesso riguardo di una Regina.”
“Rivelare a Re Francis che non ha tra le mani la Regina di Cuori equivarrebbe ad una dichiarazione di guerra.” concluse Ludwig.
Francis aveva avuto il fegato di fare al Regno di Cuori un tale affronto, una mossa azzardata ma potenzialmente tale da mettere i Cuori con le spalle al muro – senonché aveva sbagliato il soggetto, e ciò avrebbe potuto trasformarla in un'idea decisamente controproducente.
“Fratellino, questa te l'ha proprio servita su un piatto d'argento.”
Ludwig non rispose. Se aveva potuto tergiversare, fino a quel momento, pensando che ci doveva essere un modo in cui il suo Regno avrebbe potuto evitare un qualche coinvolgimento nel conflitto, la scelta sembrava essere stata appena compiuta per lui.



>> atto IV <<
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