lontano_lontano: (gerita)
[personal profile] lontano_lontano
Titolo: Le conseguenza delle proprie scelte
Fandom: Axis Powers Hetalia
Personaggi: Ludwig, Feliciano
Rating: verde
Conteggio parole: 3203 (fdp)
Genere: fantasy
Avvertenze: Game of Thrones!AU
Riassunto: Ludwig è un Guardiano della notte. Come se a rendergli la vita difficile non bastassero il gelo ed i nemici da tenere a bada, ci si mette anche una delle reclute degli uomini in nero, che non sembra molto portata per il mestiere.
Note: scritta per il COW-T 3.5 @ [livejournal.com profile] maridichallenge, squadra Maghi, Missione 1, prompt: ritorno. Ammetto di conoscere e ricordarmi poco di Game of Thrones, quindi perdonate le scorrettezze e le imprecisioni. Non betata.


Fuggire: tutto sommato, nonostante non eccellesse davvero in nulla, questa era ancora la cosa che gli riusciva meglio. Certo, non gli riusciva tutte le volte, come dimostrato dal fatto che si trovavava dove si trovava.
Era ormai noto, infatti, che ad accrescere le fila dei Guardiani della notte fossero per lo più criminali, che preferivano il gelo e le privazioni del lontano nord alla fine violenta che avrebbe riservato loro la giustizia reale. Non si trattava nemmeno di criminali di alto calibro – assassini o ladroni: erano piuttosto pesci piccoli, ladruncoli la cui vita era comunque rovinata dai crimini che avevano commesso.
Feliciano era uno di questi pesci piccoli. Quando l'avevano catturato (la volta in cui la sua tanto decantata abilità di fuggiasco non l'aveva aiutato), era stato troppo atterrito all'idea di perdere una mano per non acchiappare al volo l'unica via di salvezza che gli era stata offerta, ossia indossare il nero e diventare Guardiano della notte.
Poco tempo dopo il suo arrivo alla Barriera, tuttavia, il giovane aveva già avuto modo di pentirsi amaramente. Forse aveva salvato la sua mano destra, per il momento, ma non era sicuro di quanto a lungo quel momento sarebbe durato. Avrebbe finito col perdere la vita, in mezzo a tutto quel ghiaccio e quel gelo... Per non parlare degli addestramenti. Quelli da soli sarebbero bastati a finirlo prima ancora che avesse prestato giuramento... se non fosse stato per Ludwig, naturalmente.

Non gli era ben chiaro perché Ludwig avesse deciso di aiutarlo – o meglio, perché avesse deciso di fare qualcosa pur di rendergli la vita un po' meno misera, ecco.
Ludwig era un ranger. Be', a vederlo era chiaro come fosse arrivato a ricoprire una carica tanto ambita (ambita dai più, non certo da Feliciano, sia chiaro): alto e muscoloso, serio, un uomo del nord tutto d'un pezzo, che si portava la promessa dell'inverno in quella carnagione pallida ed in quegli occhi che sembravano aver ormai assorbito il colore della barriera.
Era difficile immaginarselo altrove, Ludwig. Aveva deciso spontaneamente di indossare il nero e di tagliare qualsiasi legame con le sue origini; non a caso, infatti, non erano noti né il suo cognome né la città o la valle dove era nato. Voci lo volevano il figlio più giovane di qualche casata nobile minore, altre un comune suddito dei sette regni che, animato da uno strano ed ardente spirito di sacrificio, aveva fatto la sua scelta in età troppo giovane, nient'affatto conscio di ciò che si stava lasciando alle spalle: per rinunciare a proprietà e famiglia, o qualcuno era costretto a dover scegliere tra queste privazioni e la privazione della vita, o era troppo giovane per sapere a cosa stesse dicendo addio. Del resto, si diceva che Ludwig non avesse mai conosciuto nemmeno una donna – chissà, forse era solo un po' matto.
Ciò non toglieva che era solo grazie alla sua intercessione che Feliciano, in quelle settimane, non era stato picchiato a morte durante gli allenamenti. Non c'era pace per chi, come lui, non aveva mai davvero imparato a maneggiare una spada: se non si riusciva a rispondere ai colpi inferti dai compagni di addestramento, si doveva subirli. Tentare di scappare a nascondersi non aveva funzionato. Del resto, era chiaro il meccanismo: o si imparava a combattere, o le prospettive di sopravvivenza, lì fuori, sarebbero state meno che scarse.
Era buffo, pensava Feliciano, che un fifone incapace come lui avesse mosso a pietà qualcuno come Ludwig, che sopra ogni cosa dava importanza alla disciplina ed al dovere. Non rientrava certo tra i suoi compiti impedire che alle reclute incapaci venissero rinfacciate con violenza la loro inutilità e le loro poche chances di vita nelle asprezze del nord. Era suo dovere piuttosto accertarsi che tutto seguisse l'ordine severo della Barriera, ed i lividi e le ferite di Feliciano facevano parte di quell'ordine.
Non che Feliciano obbiettasse a quell'insperato aiuto, comunque. Anzi, gli era grato per questo: così grato che, se per caso lo vedeva in giro, difficilmente il ranger riusciva a staccarselo di dosso. Era diventato un po' un problema, in effetti. Quasi fino al punto di fare pentire Ludwig di essersi intromesso in quella che era la selezione naturale degli uomini del nord.

Quasi.
In effetti, Ludwig, che era generalmente molto razionale e di conseguenza onesto con se stesso, faceva un po' di fatica ad ammettere di non riuscire a dispiacersi del tutto di quel suo atto impulsivo con cui aveva, diverse settimane prima, ormai, salvato Feliciano da un destino di dolori e lividi che avrebbero impegato diverso tempo a sparire.
Ormai si ritrovava spesso a pensarci ed ad interrograsi sul perché e sul percome fosse potuto succedere, ma non aveva trovato una risposta definitiva. C'era il sospetto di una risposta, invece, ma era un sospetto che il ranger, per adesso, non aveva particolarmente voglia di approfondire.
Per scacciare il pensiero, si concentrò sulle nuvolette di vapore gelido che si formavano di fronte al suo viso. La notte del nord era fredda e serena; la luce delle stelle, riflessa da ghiaccio e neve tutt'attorno, la rendeva anche luminosa, facendo sì che il fioco bagliore delle torce attorno a lui fosse sostanzialmente inutile. Stiracchiò pigramente i muscoli delle spalle e delle braccia sotto i pesanti abiti invernali. Fare la guardia in una notte come quella, se non era propriamente piacevole, era se non altro sopportabile con buona disposizione d'animo, soprattutto se si considerava che la maggior parte delle reclute e dei guerrieri si era recata, come succedeva spesso, al villaggio vicino per far baldoria e approfittare delle case di piacere che, così prossime a quella marmaglia di uomini soli e con poche distrazioni, erano sempre gremite.
Ludwig non era tipo da seguirli in quelle spedizioni, naturalmente. Feliciano lo era, piuttosto – il ranger sapeva bene che l'altro amava farsi consolare e curare i lividi dal seno prosperoso di una prostituta; come poteva biasimarlo, del resto? Ma se, in generale, aveva imparato ad accettare il comportamento lussurioso dei Guardiani, la cosa gli risultava più ostica nel caso di Feliciano. Forse perché avrebbe potuto impegnarsi un po' di più per meritarsi quei momenti di, eh, distrazione. Forse perché gli dava anche fastidio che, dopo giornate passate a seguirlo ovunque pregandolo di insegnargli qualche tecnica o di proteggerlo, la notte si rintanasse nelle bettole per avere un altro tipo di protezione. Se non era gelosia, ci si avvicinava abbastanza, e a Ludwig dava fastidio ammetterlo.
Il ranger spostò il peso da una gamba all'altra, un po' a disagio. A dire la verità, non aveva visto partire Feliciano con gli altri quella sera, ma siccome il giovane non era lì accanto a lui, e siccome era impossibile che fosse rimasto da solo da qualche parte (Feliciano? Da solo? Al buio della fortezza? Quando fosse successo, Ludwig avrebbe saputo che i miracoli potevano accadere!), doveva dedurre che avesse seguito gli altri. O forse era davvero da qualche parte nella fortezza e gli sforzi di Ludwig per farlo abituare a quella vita non erano stati del tutto vani.
Sospirò, e poi modulò il sospiro in un fischio basso. Sotto la piccola torretta di legno dove montava la guardia, qualcosa si mosse. Due occhi si alzarono a fissarlo, rossi per il riflesso delle fiamme delle torce. Falce di luna, il suo metalupo dal pelo brizzolato, un'ombra tra le tante che affollavano la radura di fronte alla fortezza, era il suo compagno fidato e la ragione per cui chiunque avrebbe affidato a Ludwig da solo la guardia dell'intero castello anche in una notte senza luna.
Il ranger aveva trovato il cucciolo di metalupo alla sua prima uscita oltre la barriera; era inerme ed in balia del freddo, e Ludwig lo aveva raccolto d'impulso. Aveva pensato, fugacemente, che se il cucciolo fosse sopravvissuto allora anche lui avrebbe potuto farcela – Ludwig stesso, in fondo, era da poco venuto alla luce di quelle gelide e desolate lande di neve e ghiaccio.
A nulla erano serviti gli ammonimenti dei compagni, gli avvertimenti che un metalupo fosse tutto fuorché un animale da compagnia. Ludwig non voleva un cagnolino da accarezzare, infatti, voleva un compagno su cui fare affidamento, leale ma feroce all'occorrenza. Falce di luna era tutto questo e Ludwig non si era mai pentito di averlo sottratto all'infausta sorte che l'avrebbe atteso, solo e senza una madre, a nord della barriera.
Ecco, ripensandoci quella di Feliciano non era stata la prima volta in cui si era fermato ad aiutare un indifeso. Ma certo, Feliciano non sarebbe mai diventato come un metalupo – era lui, piuttosto, l'animaletto da compagnia, si ritrovò a pensare. Qualcuno che sarebbe stato sempre felice e scodinzolante davanti al calore di un camino e con la pancia piena.
...anche se i cani da compagnia, di solito, non davano così tanti crucci, pensò Ludwig massaggiandosi la fronte.
In quella, Falce di luna si mosse, le orecchie all'erta ed il muso fremente, segno che aveva avvertito qualcosa. Non ringhiava, tuttavia, come avrebbe fatto se si fosse trattato di qualcosa che il lupo percepiva come una minaccia, e Ludwig si chiese se non avesse semplicemente fiutato qualche animale selvatico. Richiamò Falce con uno schiocco della lingua, per farlo calmare, ma il metalupo sembrava davvero interessato a qualsiasi cosa avesse sentito muoversi nel buio.
Con uno sbuffo, Ludwig scese dalla torretta, facendo cenno a Falce di precederlo nelle ombre. Il metalupo sparì tra i sempreverdi coperti di bianco. Ludwig seguì, quasi senza fretta, ben conscio che il suo fedele compagno avrebbe svolto un eccellente lavoro anche da solo.
Non tardarono infatti un trapestio concitato nel sottobosco e delle esclamazioni soffocate di sorpresa – eppure, si ritrovò a constatare il Guardiano, Falce ancora non ringhiava né stava dando segno di sbranare qualcuno.
La spiegazione apparve chiara quando Ludwig trovò la “preda” di Falce, stesa in mezzo ad erba e neve. Il metalupo l'aveva atterrata ma stava facendo tutto fuorché azzannarla.
“...che ci fai qui, tu?” Ludwig si piantò di fianco alla malcapitata “preda”, osservando sia questa che il lupo con sguardo severo, anche se gli era difficile nascondere la sorpresa.
Feliciano si sollevò a fatica (un metalupo accucciato sulla pancia, per quanto pacifico e scondinzolante, rimaneva di un peso non indifferente), cercando di scuotersi un po' di neve dal pesante mantello che indossava.
“Ah, no, niente... pensavo di, beh, raggiungere gli altri. Ho fatto un po' tardi e così...”
Ludwig lo guardò con cipiglio scettico. “Tagliando per il bosco?” Feliciano non si sarebbe mai allontanato dall'alone di luce delle torce da solo.
L'altro annaspò per mettersi seduto. L'oscurità non serviva a celare il suo imbarazzo.
“E' che ho pensato che avrei potuto far prima, così, ecco.”
“Senonché il villaggio è nella direzione opposta, Feliciano.”
Il ragazzo tacque. Ludwig fece cenno a Falce di luna di spostarsi da sopra di lui, ed il metalupo obbedì. Tuttavia, Feliciano non si alzò, limitandosi a fissare i propri stivali in silenzio. Ludwig rimase zitto a sua volta, con espressione grave. La sorpresa aveva fatto spazio alla consapevolezza, e non si trattava di una scoperta piacevole. Se Feliciano, che non avrebbe mai abbandonato una strada tracciata e senza ostacoli e che comunque non l'avrebbe mai nemmeno percorsa da solo, di notte, si trovava ad arrancare nel bosco, al buio, la spiegazione poteva essere una soltanto, ovvero che la cosa da cui stava fuggendo gli faceva ancora più paura.
“Non puoi disertare, Feliciano.” gli disse semplicemente, dopo un po'.
L'altro nascose la testa tra le ginocchia.
“Che cosa credevi di fare? Pensavi forse che non si sarebbero accorti che te n'eri andato? Fuori da qui, torneresti ad essere un criminale qualunque, e se ti prendessero, sai bene a cosa andresti incontro!” lo sgridò Ludwig, la voce gelida quanto il vento notturno. La testa di Feliciano sembrava voler sparire tra le sue gambe.
“Ci tieni così tanto a vederti tagliare una mano? Ti è stata data una possibilità, perché sei così ansioso di buttarla via?”
Ecco, forse adesso il Guardiano stava alzando la voce un pelino di troppo. Ma era chiaro che Feliciano era stato colto in flagrante mentre fuggiva e che le conseguenze, per lui, sarebbero state nefaste. Era vero che solo chi avesse già prestato giuramento sarebbe stato considerato un vero disertore, se fosse fuggito dalla barriera, e sarebbe di conseguenza andato incontro alla pena capitale. Tuttavia, solo chi giungeva alla barriera volontariamente aveva diritto di andarsene liberamente e senza conseguenze durante l'addestramento. I criminali che vi venivano portati sarebbero tornati ad essere tali, una volta scappati. Anzi, la pena a cui sarebbero andati incontro sarebbe stata anche più severa, visto che avevano deciso di fuggire a quella che era, in definitiva, un'espiazione alternativa del loro crimine.
“Rispondimi, Feliciano! Credevo che fossi uno che si proccupava di rimanere tutto intero!” rincarò la dose il Guardiano. Tuttavia, dall'altro ottenne solo un rumore soffocato.
Perplesso, Ludwig si chinò in avanti. La sua espressione, da severa, divenne costernata quando vide i sobbalzi flebili della schiena di Feliciano e comprese che l'altro si era messo a piangere.
“Seriamente, Feliciano?” fece, ma la voce gli uscì, stavolta, molto meno dura di quel che intendeva.
Si inginocchiò accanto a lui, senza aver la più pallida idea di che fare. Sospirò.
“Se fossi stato un altro, ti ritroveresti già spinto a calci in una delle celle della fortezza, in attesa della punizione che meriti.” gli disse, sperando evidentemente (ma senza grandi prospettive di successo) di migliorargli l'umore. Comunque, Feliciano annuì, e dopo qualche singhiozzo riuscì anche a spiccicare un “grazie”.
“Non mi devi ringraziare. Sono arrabbiato con te.” si ritrovò a spiegare Ludwig, in tono non poi molto adirato, quanto piuttosto imbarazzato.
“Ma io non ce la posso fare, Ludwig.” esalò alla fine l'altro. Sollevò un poco la testa per asciugarsi gli occhi con gli spessi guanti di pelle e pelo. “E' troppo dura. Io non riuscirò mai a cavarmela, così.” spiegò, la voce piena d'ansia.
Ludwig aggrottò le sopracciglia. “E' dura per tutti, all'inizio.”
Feliciano scosse la testa. “Lo sai cosa voglio dire. Io... io sono un buono a nulla. Diventerò solo un peso. Non sarò mai un bravo Guardiano.”
Il ranger, dopo un attimo di esitante imbarazzo, allungò una mano guantata per dare una lieve pacca sulla spalla dell'altro. “Ma ci stiamo lavorando, su quello, no?” fece, con il miglior tono d'incoraggiamento che poteva riuscirgli.
“Tu sei troppo buono, Ludwig. Ma là... là fuori, oltre la Barriera, che cosa mi aspetta?” tremò visibilmente e scosse la testa. Il solo pensiero gli era insopportabile. “Tu mi hai aiutato così tanto... lo sai che ti sono grato per questo, vero?” improvvisamente, Feliciano gli afferrò la mano tra le sue, guardandolo negli occhi. Il ranger distolse lo sguardo, a disagio. Nonostante le ombre notturne, la luce della luna si rifletteva fin troppo limpida nelle iridi dorate dell'altro.
“Ehr... io... immagino di sì...”
Feliciano aveva un modo tutto suo di dimostrare gratitudine, Ludwig questo lo aveva imparato. Certo, sarebbe stato più contento se gliel'avesse dimostrata imparando più in fretta, ma immaginava che ciascuno fosse fatto a modo suo.
“Ma non potrai mica aiutarmi per sempre!” continuò Feliciano. Poi sembrò realizzare qualcosa ed i suoi occhi si fecero anche più grandi per la paura. “E se capitasse qualcosa a te prima ancora che a me? Io che farei?” lo guardò, completamente perso, e per una volta Ludwig credette di intuire che l'altro si stesse preoccupando davvero più per lui che non per se stesso. O, almeno, che si stesse preoccupando in ugual misura per entrambi.
“Se mi capitasse qualcosa farebbe parte della vita che ho scelto di condurre.” rispose Ludwig a disagio. Si era sempre detto che andava bene così, che se fosse morto oltre la Barriera sarebbe stata solo la vita di un altro dei Guardiani che se ne andava compiendo il proprio dovere. Un altro guerriero lo avrebbe rimpiazzato, un'altra spada avrebbe combattuto per mantenere al sicuro i Sette Regni. Falce di Luna stesso se la sarebbe cavata egregiamente, se lui fosse morto. Ma effettivamente, ora come ora, nessun altro si sarebbe preso la briga di star dietro a quel pasticcione di Feliciano. E, chissà come mai, improvvisamente questo sembrava un problema.
L'altro per un po' non rispose. Ludwig temette per un momento che avesse ricominciato a piangere, ma non era così.
“Se me ne vado, potrei finire con una mano tagliata, o forse anche qualcosa di più, lo so bene.” si lamentò “Ma se rimango qui? Non sopravviverei una giornata oltre la Barriera, non senza di te.” si rivolse ancora a Ludwig, gli occhi di nuovo umidi. “Ho troppa paura. E' più forte di me.”
Ludwig si ravviò i capelli biondi sotto il cappuccio che lo proteggeva dall'aria fredda della notte. “Non è strano avere paura.” rispose poi “E' solo che gli altri lo danno meno a vedere.”
Feliciano si strinse nelle spalle. “Non posso non darlo a vedere.”
Ludwig sbuffò. “E allora mostralo. Mostralo e poi combatti comunque.” In cambio, ottenne un'occhiata disperata. Improvvisamente, Feliciano gli si tuffò tra le braccia, nascondendo il viso nel suo cappotto.
“Non so come combattere, Ludwig.” confessò (inultilmente, peraltro) con un lamento.
Il ranger ci impiegò qualche momento a rispondere – ecco, questo era un attacco che l'addestramento non preparava a parare.
“Ma io sono, uhm, qui per questo. Ti sto insegnando, no? Sarai...” era difficile parlare di combattimenti in una simile... posizione. “...sarai in grado di maneggiare tutte le armi che servono per quando dovrai prestare giuramento. Fidati.” di nuovo, tutto quello che riuscì a concedere furono un paio di flebili pacche sulla schiena dell'altro, che rimase in silenzio, le braccia ben strette alla vita del ranger. Per un po', tutto tacque. Falce di luna, seduto in disparte, osservava i due umani con la testa piegata di lato. Ludwig non poté fare a meno di pensare che l'animale li trovasse alquanto ridicoli, e si sentì arrossire fino alla punta del naso.
“Torniamo indietro. Non ho visto né sentito niente, questa notte.” propose alla fine. Non era solito concedere questi strappi alle regole, ma vista la situazione, punire Feliciano sarebbe stato controproducente.
“...non voglio tornare.” rispose flebilmente Feliciano, sempre dal suo petto.
Ludwig allora lo afferrò per le spalle, allontanandolo da sé e costringendolo a guardarlo negli occhi.
“Allora va' e scappa.” gli disse, duro “Domani mi chiederanno conto di come sia stato possibile, per te, allontanarti senza che ce ne accorgessimo, ed io allora farò rapporto, spiegherò le mie responsabilità e, se gli anziani non saranno clementi, potrei essere accusato di tradimento. Tu sai bene qual è la punizione per i traditori, vero?”
Feliciano boccheggiò. Ludwig non poteva arrivare a tanto per...
“Perché mai dovresti fare una cosa del genere per me?”
“Perché se faccio una scelta, non vengo meno alle responsabilità ed alle conseguenze che comporta, quali che siano. Se ho deciso di proteggerti, non verrò meno a questa risoluzione, costi quel che costi.”
Feliciano lo guardò a bocca aperta, ma un attimo dopo si ritrovò schiacciato al suo petto, le braccia di Ludwig che questa volta lo avvolgevano saldamente. Aveva il fiato corto per la stretta, ma si sentiva stranamente tranquillo. Chissà, anche se la sua scelta di raggiungere la Barriera non era stata poi così libera, forse, con l'esempio e l'aiuto di Ludwig, era ancora in tempo per provare a portarla fino in fondo.
“Vuoi tornare indietro con me?” gli chiese alla fine il Guardiano.
Questa volta, Feliciano annuì flebilmente.

Qualche momento dopo, scossa la neve dai mantelli, i due facevano ritorno alla fortezza, mano nella mano, seguiti da un metalupo che, incuriosito ma scodinzolante, trottava alle loro spalle alla luce delle stelle.
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