lontano_lontano: (gerita)
[personal profile] lontano_lontano
Titolo: Guardie e ladri - episodio 4
Fandom: Axis Powers Hetalia
Personaggi: Ludwig, Feliciano, Francis, Arthur, Elizabeth
Rating: PG
Conteggio parole: 4883 (fdp)
Genere: avventura (romantico, eventualmente steampunk)
Avvertenze: AU, trama crudelmente piegata ai prompt dei vari challenge in cui mi cimento.
Riassunto: agli abitanti dei bassifondi non va a genio che un poliziotto come Ludwig inizi a conoscere il territorio meglio di loro.
Beta: [livejournal.com profile] yuki_delleran
Tutti gli episodi

Un colpo di tosse interruppe il silenzio che si era creato sul tetto del magazzino – silenzio che non andava oltre la grondaia, perché veniva ben presto infranto dal vociare e dal rumore della strada sottostante. Seguirono alcuni minuti in cui qualcuno cercò, con un certo sforzo, di reprimere altri colpi di tosse. La resistenza non durò a lungo, tuttavia, e dopo poco Feliciano si ritrovò praticamente piegato in due, tanto che il cappello di velluto gli cadde a terra.
Francis, appostato nello stesso punto in cui aveva ritrovato Matthew tempo prima, si voltò con sguardo perplesso.
"Tutto bene?” gli chiese, sottovoce come se qualcuno potesse sentirli dalla strada.
L'altro annuì ma sollevò una mano, indicando di non poter parlare.
Dopo avergli rivolto un'occhiata vagamente preoccupata, Francis riportò l'attenzione sull'oggetto della sua posta. Anch'esso era lo stesso che, a suo tempo, Matthew si era messo a sorvegliare. Erano passati un paio di mesi dal loro incontro sul tetto di quell'edificio, ed il tiepido autunno si era trasformato in un inverno che si preannunciava già rigido ed impietoso.
Francis aveva continuato a fare la posta al bazar, saltuariamente – dopo le prime, infruttuose volte, aveva perso interesse nel gioco. Tuttavia, visto anche che la sua vita mancava di occupazioni più eccitanti, al momento, non aveva del tutto abbandonato l'osso, forse anche in vista dell'eventualità di incontrare nuovamente Matthew in una di queste occasioni clandestine. Questo non era successo, e Francis si era chiesto (non senza un certo sollievo) se il ragazzo non avesse finalmente deciso di dedicarsi a passatempi più consoni alla sua classe sociale, nonché più sicuri.
Non che Francis pensasse che l'appostamento, di per sé, comportasse alcun rischio, altrimenti non si sarebbe mai portato dietro Feliciano. Questa non sembrava essersi rivelata una buona idea in ogni caso, però, perché il ragazzo sembrava risentire dei primi freddi. Il cielo biancastro che incombeva sopra di loro prometteva solo gelo e probabilmente qualche fiocco di neve ghiacciata: sarebbe certo stato più saggio riparare al chiuso, prima che il vento si facesse troppo tagliente e ad entrambi si congelassero nasi, orecchie e mani. Era sul punto di voltarsi per dirgli di tornare a casa, quando il suo occhio colse una testa biondo sabbia ben conosciuta in mezzo alle persone che affollavano la strada. La testa si voltò intorno un paio di volte, con fare falsamente casuale, e poi sparì all'interno del bazar.
“Oh la la~” fece Francis sottovoce. Un nobile come Arthur che decideva di fare acquisti nei bassifondi?
Si voltò finalmente verso Feliciano e con un gesto impaziente della mano gli fece cenno di scendere dal tetto. Poco dopo, i due stavano cercando di darsi l'aria più noncurante ed innocente possibile, mentre attendevano che Arthur uscisse dalla porta in cui si era infilato poco prima.


L'agente Weilschmidt era soddisfatto del suo lavoro. L'idea di inseguire e consegnare alla giustizia i criminali corrispondeva perfettamente alla sua esigenza di ordine. Un po' meno vi corrispondeva il dedalo di vicoli e viuzze che costituiva i labirintici bassifondi della città, che sembravano essersi sviluppati apposta per offrire il migliore dei nascondigli ai malviventi.
Ma Ludwig era una persona metodica e poteva contare su un'ottima memoria. Nelle sue pattuglie, aveva percorso incessantemente la maggior parte delle strade e si era formato un mappa mentale su cui faceva affidamento assoluto. Conoscere vie e scorciatoie era l'unico modo per farsi amici luoghi altrimenti a lui completamente ostili; d'altronde, era proprio così che era riuscito ad acchiappare Feliciano, quella volta.
...che tipo strampalato.
Ludwig ci ripensava ancora, ogni tanto.
O abbastanza spesso, sarebbe stato meglio dire.
Dopo il loro incontro – in cui aveva perso un fazzoletto ma guadagnato un ritratto – non l'aveva più rivisto. Si chiedeva come facesse un tipo come lui a sopravvivere in un ambiente poco simpatico come quello dei bassifondi cittadini, dove era la legge del più forte a determinare i vincitori.
...oh, che coincidenza.
Ludwig aguzzò lo sguardo, ma si trattava proprio di lui. Del resto, in un posto come quello, non era affatto difficile notarlo, anzi: si trattava di uno dei due nobili che erano stati, guarda caso, derubati da Feliciano e dal suo compare.
Era il più vecchio, quello che era arrivato a trascinare il più giovane lontano da Ludwig, prima che il poliziotto potesse ottenere i loro dati per poter restituire loro i soldi, se solo fosse mai riuscito a recuperarli. In effetti, l'uomo era sembrato più interessato a togliersi dall'impiccio che a recuperare il denaro.
Ludwig gli si avvicinò.
“Signore.” lo chiamò, con il tono di chi si aspetta di venir obbedito da nobili e pezzenti con la stessa prontezza.
Il biondo, davanti a lui, si girò di scatto. Sulle prime, non sembrò affatto riconoscere Ludwig.
“Che vuole, agente?” fu la risposta non particolarmente cordiale.
“E' mio dovere informarvi che passeggiare in queste vie potrebbe essere pericoloso, per voi. La prossima volta potreste non cavarvela con la perdita di qualche soldo soltanto.” spiegò Ludwig, con tono didattico.
L'altro lo osservò per qualche istante, tra l'incredulo e l'offeso, poi, probabilmente avendolo riconosciuto, fece una smorfia.
“E' un poliziotto o una balia? Non mi servono i suoi consigli. ”
Ludwig aggrottò le sopracciglia. Stava facendo il suo dovere e, per quanto sapesse che ricchi e nobili potevano diventare piuttosto permalosi quando si diceva loro cosa fare, non aveva alcuna intenzione di farsi intimidire da un bel vestito. La sua voce si indurì.
“Il mio lavoro è mantenere le strade sicure, signore. Camminando così, in mezzo a queste strade malfrequentate, sta chiedendo ad ogni brigante tra la folla di derubarla. Si lasci accompagnare fuori da questa zona.” disse, muovendo un passo verso l'altro, indicando che sarebbe stato lui ad accompagnarlo e che quel 'si lasci' non era un mero invito amichevole.
L'altro non si mosse, dando segno di non avere intenzione di seguirlo.
“Le sembro forse un vecchio bisognoso di aiuto? So cavarmela benissimo da solo, agente, grazie per la solerzia.” fece Arthur avviandosi nella direzione opposta.
Ludwig, per niente convinto della soluzione, stava per afferrarlo per una spalla e convincerlo a seguirlo – fuori da quella zona malfamata, certo, perché se anche il comportamento del nobile era così schivo da qualificarsi quasi come sospetto, una visita al posto di polizia sembrava prematura – quando improvvisamente qualcuno lo urtò con forza. Ludwig si voltò a tempo per vedere un uomo che spariva correndo e passandogli oltre. Dalla folla alle sue spalle, qualcuno gridò: “Al ladro, al ladro!”
Ludwig agì d'istinto e, senza un secondo pensiero a proposito del nobile, si lanciò all'inseguimento del fuggiasco.


Francis fischiettò sottovoce. Sulle prime, era quasi stato tentato di raggiungere Arthur e punzecchiarlo, ma dopo aver visto cos'era (quasi) successo con il poliziotto, decise che aveva fatto bene ad aspettare.
Vicino a lui, Feliciano osservava la folla con occhi spalancati.
“Francis, lui è...”
Francis lo zittì con un gesto della mano. Sparito il poliziotto, Arthur se la stava svignando in gran fretta – anche se sembrava non volerlo dare a vedere. Quel comportamento gridava “inseguimi!” a chiunque.
“Va' a casa, Feli, fa troppo freddo.” disse Francis al ragazzo, prima di confondersi con la gente a sua volta, sulle tracce di Arthur.
Feliciano lo guardò andare. Sì, era decisamente freddo, pensò mentre si sfregava le mani nei guanti che non lo riparavano a sufficienza dall'aria gelida. Avrebbe voluto chiamare Francis, dirgli di aspettarlo, ma aveva la gola in fiamme ed il fiato corto. Sarebbe proprio dovuto andare a casa, ma... aveva visto Ludwig.
Era tanto che non lo incontrava e, per quanto strano potesse sembrare, il poliziotto gli era quasi mancato. Inoltre, gli doveva ancora restituire il fazzoletto, che era piegato da qualche parte in una delle tasche del suo cappotto. Chissà, magari gli avrebbe fatto piacere riaverlo. Magari con quel freddo pure lui si era preso un raffreddore.
Con quel pensiero, si incamminò, tossicchiando, nella direzione in cui l'aveva visto correre.


Nei vicoli in cui i ladri si erano infilati non c'era praticamente nessuno. Ludwig ne aveva contati un paio e li inseguiva solerte. Il trucco di cercare di farlo perdere in mezzo a quei dedali non avrebbe funzionato, come non aveva funzionato in passato con Feliciano: ormai, il poliziotto conosceva quelle stradine come gli autoctoni. Era probabilmente l'unico dei poliziotti a conoscerle; del resto, era anche uno dei pochi che pattugliava quelle zone malfamate di sua spontanea volontà. La maggior parte dei poliziotti, infatti, riteneva che i furti e le risse dei pezzenti che le abitavano non fossero affari loro.
Seguendo il rumore della corsa davanti a lui con l'udito che avrebbe potuto essere quello di un cane poliziotto, Ludwig seppe che l'inseguimento non sarebbe durato ancora a lungo: la stradina che avevano imboccato portava ad un vicolo cieco in mezzo a dei magazzini. Le finestre erano abbastanza basse da poter essere scalate, ma Ludwig gli sarebbe stato addosso subito, impedendoglielo.
“Siete in arresto!” esclamò, non appena, dopo l'ultima svolta, il vicolo giunse al termine. I due ladri, però, non sembravano intenzionati a tentare di raggiungere le finestre. Non sembravano nemmeno intenzionati a lasciarsi arrestare, però.
Ludwig si ritrovò davanti due uomini alti e robusti, certo avvezzi alle risse di strada, ma non fu quello a preoccuparlo. Entrambi, infatti, si erano nascosti il viso con delle sciarpe, che coprivano la maggior parte del volto, tranne gli occhi. Nonostante Ludwig non potesse vedere le loro bocche, dal loro tono non era difficile intuire il loro sorriso arrogante.
“Davvero, agente? E chi lo dice?”
Ludwig si parò di fronte a loro, mostrandosi poco impressionato da quella messa in scena.
“La legge.” rispose atono, prendendo in mano il suo manganello. Poteva tranquillamente avere ragione di loro, anche se non era entusiasta quando gli toccava ricorrere alle maniere troppo forti.
I due risero.
“Io dico che qui la legge la facciamo noi, stavolta.” fece uno dei due. In mano gli era apparsa una catena.
Dietro Ludwig, le finestre di un magazzino si erano aperte e altri quattro individui, dai volti egualmente celati, erano agilmente saltati a terra. Nello sguardo del poliziotto non vi fu paura, solo la realizzazione del fatto che gli avevano teso un agguato e che lui vi era cascato in pieno.
“Non ci piace avere uno sbirro che si interessa troppo di questo quartiere.” disse l'uomo con la catena, avvicinandosi a Ludwig.
“Hai capito che le cose per te si sono messe male, a questo punto.” continuò, con un tono che ambiva ad essere conciliatore. “Puoi fare il bravo cagnolino, uscire di qui e non metterci più piede, oppure...” suggerì, stringendo la catena con entrambe le mani e tendendola.
Ludwig non rispose né si mosse. L'uomo con la catena si strinse nelle spalle.
“Uno sei e uno rimarrai, sbirro.” rincarò la dose uno di quelli alle sue spalle, con il tono di chi pregustava l'evoluzione della situazione. “Faremo passare la voglia ai prossimi di venire a portare la vostra giustizia in queste strade.”
La catena sferragliò, sbattuta a terra come una frusta, ed i muscoli di Ludwig si irrigidirono. Certo non l'avrebbero avuto senza che opponesse resistenza.



Feliciano aveva perso di vista Ludwig quasi subito. Aveva provato a correre per stargli dietro, ma i polmoni e gola bruciavano insistentemente ed il ragazzo aveva capito che non sarebbe andato molto lontano. Comunque, aveva continuato a girovagare nella direzione in cui aveva visto il poliziotto confondersi con la folla, chiedendo a qualcuno, di tanto in tanto, se aveva notato l'inseguimento. Non furono in molti a rispondergli – alcuni non vi avevano davvero fatto caso, mentre altri, se vi avevano assistito, preferivano ignorare quel genere di cose – ma, alla fine, si ritrovò (pur senza saperlo) ad aggirarsi vicino all'ingresso del vicolo in cui Ludwig era sparito inseguendo i presunti ladri.
Indeciso su che strada prendere, lo aveva superato quando, alle sue spalle, da quello uscirono alcuni uomini. Stavano chiacchierando come niente fosse ma, non appena Feliciano si rese conto di quale fosse l'oggetto della loro conversazione, gli si gelò il sangue nelle vene. Sperando che non l'avessero notato, scivolò nell'arco d'ingresso di un cortile vuoto, riuscendo a malapena a sentire cosa dicevano sopra il rombo del battito del suo cuore nelle orecchie.
“Io dico che avremmo dovuto finirlo, uno così tornerà a ficcanasare quaggiù.”
“La polizia non vuole aver niente a che fare con queste strade, lo sai. Ma uno sbirro morto potrebbe essere troppo e costringerli ad intervenire.”
“Vedrai che ne avuto abbastanza. - rincarò un altro – Non avrà il coraggio di tornare quaggiù, te lo dico io.”
“Quello torna.” ribadì il primo che aveva parlato “Non ha la faccia di chi demorde.”
“E' per questo che l'hai quasi ammazzato? Cos'è, ti faceva paura?” fece un quarto, con fare canzonatorio.
L'altro non rispose subito, e quando lo fece gli uomini si erano allontanati troppo perché Feliciano potesse sentire. Aspettò ancora qualche momento, cercando di smettere di tremare, e poi sbucò nuovamente in strada. Non c'era nessuno.
Aveva iniziato a nevicare, a fiocchi grandi e bagnati che si scioglievano non appena toccavano pesantemente terra. Feliciano, cauto ma con il cuore in gola per la preoccupazione di cosa avrebbe trovato alla fine di quel vicolo tortuoso, si mise a correre, ignorando le proteste del suo petto affaticato.
Poco prima della fine del vicolo trovò Ludwig. Era steso a terra, immobile, e non gli rispose quando  Feliciano gli si chinò accanto, il fiato mozzo e lo sguardo atterrito. Lo chiamò, scuotendolo e voltandolo. Il viso del poliziotto era chiazzato di sangue e polvere. Il suo copricapo era finito lontano, nella colluttazione, ed i suoi capelli erano in disordine e impiastricciati. Feliciano lo chiamò ancora, provando a dargli qualche cauto colpetto sul viso, ma senza ottenere alcun risultato. La sua pelle era gelida. Appoggiò due dita sulla sua gola, talmente spaventato da non riuscire a capire se il movimento che sentiva fosse il tremito delle proprie dita o il pulsare del suo battito.
Finalmente, il ragazzo si accorse delle piccole nuvole di vapore che si formavano tra le labbra socchiuse di Ludwig e dal petto gli sfuggì il fiato che non si era reso conto di aver trattenuto.
“Che spavento che mi hai fatto prendere, Ludwig!” gli disse con una risatina isterica, mentre cercava di fermare il tremito che ancora gli scuoteva la mani; tuttavia, non era solo la paura a farlo tremare: il nevischio si andava velocemente trasformando in pioggia gelida.
Sbuffando, Feliciano si passò il braccio di Ludwig sopra la spalla. Il solo sforzo di raddrizzarsi tenendo su l'altro fu tale da lasciarlo senza fiato. Ludwig pesava – era il prezzo di quell'altezza e di quelle belle spalle che si ritrovava, pensò Feliciano con un mezzo sorriso ed un colpo di tosse. Non importava quanta fosse la fatica, comunque, doveva portarlo via da lì.
Con questo in mente, si avviò pesantemente verso l'imbocco del vicolo.


A far risvegliare Ludwig fu il rumore di qualcuno che tossiva in modo insistente vicino a lui. Una volta presa coscienza del rumore, venne raggiunto anche dalla consapevolezza del dolore sordo e pulsante che proveniva dal suo corpo. Lo avvertiva più o meno in tutte le sue membra, indistintamente, e sembrava lenito solo dalla sensazione di freddo, che pervadeva gran parte del suo corpo. Vicino, o meglio, tutt'attorno a lui, sentiva un diffuso rumore d'acqua - di pioggia e vento, sembrava.
Il rumore più forte accanto a lui si fermò, ma poi, proprio quando Ludwig stava per scivolare nuovamente nel torpore, riprese.
Che si trovasse in ospedale?
Quel pensiero lo colse di sorpresa, ma questa svanì, mentre vaghi ricordi di quello che era successo cominciavano a riaffacciarsi davanti ai suoi occhi chiusi: gli uomini che lo avevano circondato, la lotta impari, i colpi.
Il viso gli bruciava, ora, mentre le sue gambe erano congelate. Si chiese se non avesse la febbre, o se fosse stato picchiato così tanto da aver perso sensibilità agli arti inferiori... si mosse, piegando le ginocchia ed ergendosi sui gomiti. Le sue mani raschiarono contro qualcosa di duro, mentre si muoveva – non certo il letto di un ospedale – e quando i suoi occhi misero a fuoco ciò che lo circondava, la vista gli restituì una realtà ben diversa.
“Oh, Ludwig! Sei sveglio, per fortuna! Ma sta' sdraiato, ti prego.” qualcuno lo aveva sospinto nuovamente giù e lo stava coprendo nuovamente con la coperta che gli era scivolata di dosso.
Gli occhi e la mente del poliziotto necessitarono di qualche attimo per focalizzarsi e riconoscere il volto che gli stava davanti.
“...Feliciano?”
L'altro sorrise. “Sì! Per fortuna mi riconosci! Non sembravi essere ferito alla testa, ma avevo comunque paura che...” si voltò per tossire, prima di poter finire la frase.
Ludwig si tastò accuratamente viso e cranio. Naso e zigomi gli dolevano – un occhio era gonfio e faticava a tenerlo aperto. A parte questo, però, non sembravano esserci altre contusioni.
“Sono contento che tu ti sia svegliato.” ripetè Feliciano, sorridendo.
Ludwig si mise lentamente a sedere, facendo scivolare via la coperta e rendendosi finalmente conto che si trattava, in effetti, di un cappotto.
“No, no, tienitelo addosso.” Feliciano gli rimise il cappotto addosso alla svelta. Ludwig si rese conto a qual punto che l'altro non indossava che un maglione.
“Rimettitelo, fa troppo freddo.” fece, ancora stordito e stupito per la strana situazione, realizzando che il cappotto che aveva addosso era quello del ragazzo.
Feliciano, però, scosse la testa. “No, tienilo. E' meglio che gli altri non ti vedano indossare la divisa.” disse sottovoce, soffocando un altro attacco di tosse.
Ludwig si guardò intorno di nuovo, lentamente. L'insistente rumore di acqua prese finalmente la forma della pioggia che cadeva appena fuori dal loro riparo e del fiume che scorreva a poca distanza da dove era sdraiato. Erano sotto ad un ponte, probabilmente vicini al porto, e non erano i soli ad approfittare di quel riparo: senzatetto, straccioni, ed un piccolo gruppo di monelli, seduti in cerchio ed intenti a giocare a qualcosa. Nessuno di loro avrebbe mostrato simpatia a Feliciano, se lo avessero visto aiutare uno sbirro.
“Mi dispiace di non essere riuscito a trovare una sistemazione più decente, ma non ce la facevo davvero a portarti oltre... non sotto questa pioggia.” si stava scusando Feliciano, massaggiandosi le braccia per il freddo. Era seduto vicino ad un piccolo fuoco (che stava bruciando quelli che erano, probabilmente, i resti di qualche cassetta di lagno e cartacce varie), lo stesso che aveva scaldato il volto di Ludwig.
Il poliziotto si passò una mano sul viso e, sobbalzando dal dolore, decise subito che era stata una cattiva idea.
“Come hai fatto a trovarmi? Perché... perché mi hai aiutato?” si corresse, quasi, nel porre la domanda.
“Ti ho visto per strada, prima. Avrei voluto restituirti questo...” gli mostrò un fazzoletto tutto sporco “...ma l'ho usato per pulirti i tagli sul viso, e si è tutto sporcato, di nuovo.” Feliciano tirò su col naso, rimettendoselo in tasca. Solo in quel momento Ludwig collegò, rendendosi conto che era lo stesso che gli aveva lasciato l'ultima volta che si erano visti.
“Han detto che non volevano ucciderti.” spiegò Feliciano sottovoce, guardandolo. “Hanno anche detto che voleva essere un avvertimento, o qualcosa del genere. Che se ti avessero ucciso avrebbero costretto la polizia a venire quaggiù. Sei stato fortunato.”
Ludwig annuì lentamente. Certo, se lo avessero voluto morto non avrebbero dovuto impegnarsi molto per finire l'opera. Era chiaro che questo era stato soltanto un avviso.
Ora che aveva la mente finalmente lucida (e che l'indolenzimento e il dolore cominciavano a trovare una collocazione precisa, tra gambe, torso e spalle), si rese conto che l'altro tremava. Si tolse nuovamente il cappotto per farglielo infilare e nel toccarlo si accorse che scottava. Uno sguardo ai suoi occhi lucidi ed arrossati convinse Ludwig che non si trattava della vicinanza al calore del fuoco.
“Ma Ludwig...” protestò l'altro, subito zittito, però, da un gesto perentorio del biondo.
“Non si avvicineranno.” fece, volgendo uno sguardo abbastanza significativo su quel paio di persone che si erano voltate a guardare.
Feliciano rabbrividì di nuovo.
"Dovresti andare da un dottore, hai la febbre alta."
Il ragazzo scosse la testa, "Non avrei i soldi per le medicine, adesso." rispose come se non importasse, tirando su con il naso.
Automaticamente, Ludwig infilò una mano in tasca, ma non si stupì affatto di trovarla vuota. Sarebbe stata una soluzione piuttosto semplice, quella di mettere in mano al ragazzo qualche soldo e poi tornarsene a casa. Ma le vie semplici sembravano quasi sempre essere precluse a Ludwig.
“Sarà il caso di andare, ed in fretta.” disse, alzandosi (anche se lentamente: la volta del ponte non era abbastanza alta per consentirgli di restare diritto in piedi, cosa che, visto il giramento di testa che lo aveva colto a causa del movimento, non era necessariamente un male).
“Dove vuoi andare?” gli chiese Feliciano guardandolo con occhi un po' spaventati.
“A cercare una carrozza. E tu vieni con me.” gli disse, tirandolo su quasi di peso.
Tutti, sotto il ponte, si voltarono a guardarli ma, a parte un paio di loro che si ritrassero, come spaventati, nessuno si mosse o li seguì sotto la pioggia gelata.
Feliciano tentò invano di dire a Ludwig che sarebbe stato praticamente impossibile trovare una carrozza in quelle strade, ma presto perse la cognizione del tempo e dello spazio. Si rendeva conto solo di camminare in mezzo a pozze di acqua mista a neve, e che si reggeva in piedi solo grazie al sostegno di Ludwig. Dopo un'eternità di freddo, tremiti e respiro affaticato, però, venne spinto in alto, verso qualcosa di morbido ed asciutto. Uno scambio concitato di parole e con un sobbalzo la carrozza si mise in movimento. Fu più o meno in quel momento che Feliciano perse conoscenza.


Non era ancora pomeriggio inoltrato ma il cielo era già buio. Fuori, la luce gialla dei lampioni era riempita dalla danza della neve che, ancora pesante ed umida, aveva ormai rimpiazzato la pioggia che cadeva ormai da diverse ore.
Elizabeth stava cucendo, sola nel salotto, tranquillamente accoccolata sul divano di fronte al caminetto, una sottile coperta di lana stesa sulle gambe. Era confortevole e comodo, eppure non le sarebbe dispiaciuto poter sorseggiare del tè, in quel momento.
Ah, i vizi a cui ormai era abituata. E dire che solo pochi anni prima solo il fatto di poter starsene in pace di fronte ad un caminetto acceso, al caldo, le sarebbe sembrato un lusso incredibile. Elizabeth tornò a guardare fuori. Non pensava al passato altrettanto spesso, ormai, ma le capitava. I turbini dei fiocchi di neve, appena fuori dalle finestre, sempre diversi e insieme sempre uguali, ogni inverno – quante stagioni erano trascorse, ormai, dall'ultimo che aveva passato a patire il freddo...?
Mentre contava per arrivare ad un risultato che conosceva già, i suoi occhi vagarono fino alla strada, che si scorgeva oltre le piante del giardino e la cancellata. Una carrozza si stava fermando proprio di fronte al loro cancello, ed Elizabeth fu abbastanza stupita di vederne scendere Ludwig. Non era un po' presto perché rientrasse a casa? Inoltre, Ludwig non rientrava mai in carrozza.
Si alzò, depositando il suo lavoro di cucito in fretta sul divano, per affacciarsi alla finestra. C'era qualcosa di strano nei movimenti di Ludwig, ma la cosa più strana ancora era che non era solo. C'era qualcuno con lui, qualcuno che stava scendendo dalla carrozza a fatica. Anzi, sembrava piuttosto che Ludwig lo stesse trascinando fuori.
“...Vash!”
Elizabeth corse nell'atrio. Il maggiordomo, un giovane uomo biondo e di bassa statura, si stava già dirigendo al portone. Sembrava avere un infallibile senso del territorio e si era già accorto dell'arrivo di qualcuno anche prima che il cancello del giardino si aprisse.
Non aveva un'aria contenta, quando aprì il pesante portone di ingresso.
Elizabeth si precipitò fuori, dimenticandosi di non indossare che pantofole e ricordandosene solo quando affondò con i piedi nella neve.
Incurante della sensazione di gelo e bagnato, raggiunse Ludwig nella semioscurità del giardino. Nonostante l'assenza di luce, i lividi sul volto erano evidenti. La donna represse un'esclamazione di stupore e le conseguenti domande -certo, non aveva idea di come se li fosse procurati, ma conoscendo e fidandosi di Ludwig, sapeva che le spiegazioni potevano attendere e che per il momento era meglio limitarsi ad aiutarlo. Si mise quindi all'altro fianco della persona che il poliziotto stava trasportando, tuttavia, quando fu abbastanza vicina per vederlo in faccia, quasi saltò indietro per la sorpresa.
"Feliciano!" la donna soffocò un gemito, riconoscendolo "Ma come è possibile?"
Gli aveva preso il volto tra le mani, ma lui aveva gli occhi chiusi e non sembrava sentirla. "Che cos'ha? Ludwig, cos'è successo?" Il tempo per le domande, almeno le più impellenti, era giunto, dopotutto.
Il poliziotto grugnì, mentre salivano le scale.
"L'unica cosa che so è che ha bisogno di un dottore." Disse semplicemente. Se era stupito del fatto che Elizabeth conoscesse Feliciano, non diede a vederlo.
La donna annuì, facendo cenno a Vash, che era rimasto sulla porta ad osservare la scena immobile.
"Va' in fretta a cercare il medico!" Gli disse Elizabeth.
Dopo ancora un attimo di incertezza, Vash scomparve all'interno dell'atrio per comparire quasi subito indossando un lungo cappotto (che, data la bassa statura dell'uomo, sembrava davvero troppo lungo). Sorpassò Ludwig ed Elizabeth borbottando qualcosa su quanto fosse contrario al fatto di "far entrare quello" e sparì nella nevicata.

Feliciano venne trasportato al primo piano, su per grandi scale di marmo ricoperte da tappeto dai colori caldi, ed adagiato nel letto di quella che era una stanza degli ospiti. Ludwig si sedette pesantemente sul bordo del letto, dolorante in praticamente ogni parte del corpo.
Elizabeth, però, non sembrava dedicargli alcuna attenzione: si era preoccupata di sfilare il cappotto ed i vestiti infangati di Feliciano, con una famigliarità che aveva lascito Ludwig di stucco, ed ora gli stava rimboccando le coperte, il volto una maschera di apprensione.
"Brucia di febbre." Disse, il palmo della mano sulla sua fronte. Il ragazzo si mosse e sospirò. Elizabeth gli si avvicinò, fino quasi a sussurrargli in un orecchio.
"Bentornato." Gli disse sottovoce, anche se l'altro non diede segno di aver udito. Respirava con fatica, e l'espressione di Elizabeth si incupì.
Ludwig era curioso di chiederle qualcosa, ma non era affatto certo che quello fosse il momento opportuno. Mentre era occupato a decidere se lo fosse o meno, Elizabeth si alzò, annunciando che sarebbe andata a prendere dell'acqua calda.
Proprio quando stava per superare la soglia della camera, però, sembrò ricordarsi di Ludwig e dei suoi lividi.
"Sarà meglio che il dottore dia un'occhiata anche a te. Cambiati, però, la tua divisa è sporca di fango." gli fece notare, prima di sparire giù per le scale.
Per aver appena subito i colpi di un gruppo di criminali ed aver rischiato di morire assiderato in un vicolo, Ludwig quasi si stupì di aver suscitato così poco scalpore.


Il medico se ne andò, lasciando una serie di istruzioni ed una lunga lista di medicine e intrugli vari sia per Feliciano che per Ludwig, le cui costole incrinate avevano, alla fine, a loro volta preoccupato Elizabeth. Il medico lo aveva diffidato dal presentarsi al lavoro per diversi giorni, come se avesse intuito, dal tipo d'uomo che si trovava di fronte, che, se fosse dipeso unicamente da lui, l'agente sarebbe tornato in servizio già il giorno dopo - giusto il tempo di dare una sistemata all'uniforme.
Per quanto riguardava Feliciano, invece, pur non sembrando eccessivamente preoccupato, si era riservato di ritornare il giorno seguente, avvertendo Elizabeth che avrebbe dovuto tenerlo d'occhio durante la notte. Quando Vash, a cui era stata consegnata la lista di medicinali da andare a prendere, gli sentì dire che, se fosse andata bene, non avrebbe comunque dovuto alzarsi dal letto per almeno una settimana, si scurì in volto, borbottando che Roderich, una volta tornato, non sarebbe stato affatto contento della novità.


Nonostante anche a Ludwig fosse stato prescritto un lungo riposo a letto (l'unica cosa che l'agente si era premurato di fare era di scrivere una nota in cui spiegava la situazione e la sua assenza per alcuni giorni) il giovane si ritrovò a fare compagnia ad Elizabeth al capezzale di Feliciano.
Lei, che osservava con fare assorto e preoccupato il ragazzo, che dormiva sempre e non aveva ripreso i sensi, improvvisamente gli si rivolse.
"Ho sentito il medico dire che alcune delle ferite sembravano procurate da catene... Che cosa è successo?" gli chiese, con tono stanco.
"Pare che avere un poliziotto a far la ronda nei bassifondi non sia cosa gradita ai malviventi." rispose Ludwig atono.
Elizabeth sospirò. Attese qualche tempo, prima di tornare a parlare.
"E lui dove l'hai trovato? Era stato preso di mira anche lui?"
Ludwig scosse la testa. "Quando si sveglierà, potrà raccontarti meglio di me come sono andate le cose."
Era certo che si sarebbe ristabilito, no? Feliciano era senza dubbio troppo giovane per soccombere ad una polmonite. Per qualche motivo, a Ludwig venne in mente quando lo aveva trovato seduto a terra, pesto, che piangeva la perdita dei suoi quadri, e si mosse a disagio sulla sedia.
"Invece, spero di non dover aspettare che si svegli, per sapere come mai vi conoscete." disse, per cambiare argomento.
Elizabeth annuì, un poco riluttante. Non aveva particolare voglia di iniziare quel racconto, ma non avrebbe nemmeno accettato di passare la nottata da sola (o anche in compagnia di Ludwig, dato che sapeva quanto l'altro fosse poco loquace) a vegliare su Feliciano. Del resto, se non fosse stata lei a spiegarglielo, l'avrebbe comunque scoperto, da Roderich o da Feliciano stesso. E visto che c'erano determinate cose che Ludwig forse non sapeva e che forse era meglio non sapesse ancora, Elizabeth preferiva essere certa che il giovane assorbisse le informazioni in maniera graduale; il racconto di come Elizabeth e Feliciano erano finiti sulla soglia della villa di Roderich era, in fondo, la parte della storia che meno lo riguardava.
"Sono passati diversi anni, ormai, ma certi ricordi non sbiadiscono con il tempo. Anche se cerchi di non pensarci troppo, quando ti tornano in mente lo fanno con la stessa forza di cose accadute solo un giorno fa." si ritrovò ad esordire, prima di iniziare il racconto.

Date: 2013-10-02 01:31 pm (UTC)
From: [identity profile] akisame-chan.livejournal.com
LJ ci odia. Il cut non funziona e non riesco in nessun modo a vedere questo capitolo... u__u'

Date: 2013-10-02 01:40 pm (UTC)
From: [identity profile] lontano-lontano.livejournal.com
ò_ò strano!
Comunque l'ho modificato, era uno spoiler, non un vero cut, ora l'ho cambiato! Prova a vedere se funziona così!

Date: 2013-10-02 01:43 pm (UTC)
From: [identity profile] akisame-chan.livejournal.com
Ooooh, ora si vede! Grazie mille! *o* Appena posso lo leggo!

Date: 2013-10-02 01:44 pm (UTC)
From: [identity profile] lontano-lontano.livejournal.com
Forse LJ dava problemi con gli spoiler XD
Di niente <3

Date: 2013-10-03 02:39 pm (UTC)
From: [identity profile] akisame-chan.livejournal.com
... Ti ho già detto quanto mi piace l'ambientazione di questa au? *-* E l'atmosfera descritta in modo così vivido che leggendola sembra quasi di trovarsi là. E il fatto che Feli non sia un idiota al 100%, ma che riesca anche ad agire quando necessario (mentre, nella maggior parte delle ff, senza l'aiuto di Doitsu non può neppure allacciarsi le scarpe... =__='). E che la fine del capitolo sia piazzata proprio nel punto perfetto per farti crepare di curiosità nell'attesa del successivo... T^T (ehm, anche se non sono certa se questo vada incluso o meno tra le cose che mi sono piaciute... -.-")

Date: 2013-10-03 02:48 pm (UTC)
From: [identity profile] lontano-lontano.livejournal.com
Aw, ne sono felice <3 (non sapevo che la stessi seguendo in realtà xDDD)
Davvero, mi fa molto piacere! Questa storia era nata come un'idea molto random, ma sto cercando di darle una trama definita.
E, be', detesto quando Feliciano è ritratto come lo scemo del villaggio. E' un po' infantile, ingenuo e pasticcione, certo, ma ogni tanto qualcosa di buono lo combina pure lui XD
Spero di riuscire ad aggiornare presto!

Date: 2013-10-03 03:22 pm (UTC)
From: [identity profile] akisame-chan.livejournal.com
Sì, avevo letto gli altri capitoli uno o due mesi fa, tipo, e poi ho aspettato un po' che LJ si decidesse a lasciarmi leggere anche questo. NON si è deciso, come hai potuto notare ieri, e ho dovuto avvisare te per convincerlo a comportarsi bene. u_u' Per essere un'idea random, sta venendo proprio bene! :3 Finora sembra interessante.
Ti do ragione in tutto. La cosa che odio di più di Feliciano è come viene ritratto nelle fanfiction. ù_ù'
Sììììì, aggiorna presto! *w*

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